Mentor – un programma di integrazione

 

Più che una metodologia, il programma Mentor rappresenta la proposta di un modo di essere per coloro che intendono incorporare altre persone in una comunità preesistente.

Mentor è un efficace programma di integrazione perché coinvolge allo stesso livello sia i nuovi arrivati di lingua straniera (le persone da incorporare) sia i membri della comunità locale nella quale essi saranno integrati.

L’integrazione avviene grazie al fatto che tutte le parti coinvolte nel processo partecipano attivamente a migliorare la comunicazione e gli schemi comportamentali.

Un tratto distintivo del programma Mentor è l’impegno a garantitre che tutti i soggetti interessati comprendano chiaramente:

  • quale sia l’atteggiamento ideale nei confronti delle iniziative che sarà necessario intraprendere
  • il modo più proficuo e costruttivo di pensare
  • il modo più costruttivo di comportarsi.

 

Obbiettivi e aree di intervento

Immigrati di lingua straniera da incorporare

Il programma combina due dimensioni fondamentali, per quanto attiene alle persone da integrare:

  • ciò che è legittimo aspettarsi da parte loro: impegno nell’espletamento delle proprie mansioni lavorative, impegno nel migliorare la propria capacità di comunicare, atteggiamento positivo e collaborativo;
  • il sostegno necessario: tutto l’aiuto e il sostegno effettivamente necessari per soddisfare le aspettative di cui sopra.

Gli immigrati di lingua straniera da incorporare, nel corso di questo programma imparano a:

  1. comprendere le aspettative nei loro confronti espresse dal datore di lavoro;
  2. comprendere i successi che raggiungono, i margini di miglioramento e le lacune da colmare;
  3. assumersi la responsabilità di porre domande ogni volta che ce ne sia bisogno;
  4. dare feed-back frequenti e chiari ai propri mentori sul modo in cui questi ultimi esercitano il proprio ruolo di tutoraggio, comunicano e seguono gli sviluppi del processo di apprendimento.

 

Mentori

I colleghi di origine locale che si assumono il ruolo di tutor, nel corso del programma imparano a:

  1. essere chiari nell’esprimere le aspettative in campo lavorativo da parte del datore di lavoro;
  2. sostenere gli immigrati di lingua straniera nel loro sforzo di migliorare le prestazioni lavorative;
  3. dare feed-back utili sul modo in cui il collega di lingua straniera sviluppa le nuove competenze;
  4. rispondere in modo chiare ed esaustivo alle domande del collega immigrato oppure avere cura di inoltrare tali domande a chi sia in grado di fornire la risposta;
  5. stimolare i colleghi immigrati a migliorare continuamente e assiduamente le proprie competenze linguistiche e comunicative.

 

Responsabili aziendali (leader)

Per comodità indicheremo da qui in avanti coloro che in azienda hanno la responsabilità di dirigere il lavoro, con la parola inglese leader. Il programma Mentor coinvolge anche i leader.

Dato che nessuno può raggiungere traguardi impegnativi senza uno sforzo serio e continuato, è importante che i leader riconoscano l’importanza del tempo dedicato dai mentori e dagli immigrati alle attività di formazione.

Il ruolo dei leader consiste nel:

  1. motivare gli impiegati a partecipare attivamente al programma;
  2. seguire con interesse gli sviluppi e i risultati ottenuti;
  3. esprimere con chiarezza le aspettative rispetto agli obbiettivi in campo lavorativo;
  4. sostenere il processo durante il percorso, avendo cura di gestire le problematiche che dovessero presentarsi strada facendo, come ad esempio:i – casi di disaccordo fra il mentore e la persona da integrare;ii – difficoltà logistiche oggettive collegate agli impegni lavorativi.
  5. creare le condizioni ideali perché il mentore possa avere incontri regolari con la persona che assiste.

I leader dovranno inoltre dedicare il tempo necessario a incontrare il consulente esterno che faciliterà l’intero programma.

Il consulente estero

Un consulente esterno esperto nel settore avrà incontri regolari sia con gli immigrati sia con i mentori. È opportuno che anche i leader partecipino a questi meeting.

Questi incontri hanno approssimativamente la durata di tre ore e si tengono ogni due/quattro settimane.

Cambiamenti visibili

L’intero ambiente di lavoro, inteso come ambito sociale, viene trasformato in modo positivo.

Grazie ai progressi di comunicazione facilitati dal programma, i nuovi arrivati, che inizialmente erano percepiti come “diversi”,

  • vengono incorporati;
  • riescono a vincere le sfide che devono affrontare per adattarsi al nuovo ambiente;
  • mantengono il proprio modo di essere e la propria identità per tutto ciò che attiene la sfera privata e personale.

La diversità contribuisce ad aumentare la produttività

La ricerca dimostra che le imprese che promuovono la diversità tra i propri dipendenti, piuttosto che ostacolarla, sono capaci di migliori performance di mercato.

L’obbiettivo del programma di integrazione Mentor non è quello di annullare le differenze, è piuttosto quello di far sì che persone diverse convivano in maniera armoniosa e produttiva.

La diversità è fonte di innovazione e di crescita.

Attreverso il programma di integrazione Mentor le imprese riusciranno a sfruttare i vantaggi derivanti dall’assumere persone con un diverso back-grownd culturale.

Nella maggior parte dei casi la cosa si verifica non appena i nuovi impiegati imparano a rapportarsi ai colleghi di origine locale e a espletare a pieno le mansioni previste dal proprio lavoro.

Una valutazione da parte di terzi del grado di efficacia del programma Mentor è disponibile cliccando qui.

 

I vantaggi non si limitano all’azienda che partecipa al programma, ma tornano a beneficio di tutta la società civile. – La mia visione per una Europa più giusta e inclusiva.

C’è un bisogno stringente di programmi come questo.

L’Europa, così come l’abbiamo conosciuta per molti anni è sull’orlo del collasso.

In molti percepiscono i flussi migratorii come una minaccia. Forze politiche sempre più potenti propongono la chiusura dei confini nazionali: sono già stati eretti recinti e barriere destinati a tenere fuori gli estranei.

La stessa Norvegia spedisce i rifugiati in paesi dove, per motivi di sicurezza, sconsiglia ai propri cittadini di recarsi.

L’Europa ha stipulato con la Turchia un accordo dal quale trasuda mancanza di empatia.

Dai quartieri svantaggiati di grandi metropoli europee arrivano uomini e donne disposti a suicidarsi in nome di dottrine ispirate all’odio e al disprezzo. Si tratta di giovani esseri umani cresciuti nei paesi occidentali che evidentemente si sentono più attratti dalle culture fondamentaliste e totalitarie che dai nostri valori democratici.

Un mio amico antropologo ha svolto una ricerca sul campo vivendo fra gli Herri Batasuna, la fazione politica del movimento militare basco ETA, responsabile di numerosi attentati a danno sia di obbiettivi civili, sia militari in Spagna. Egli si chiedeva come fosse possibile che una persona arrivasse a decidere di uccidere uomini, donne e bambini innocenti per promuovere la propria causa. La risposta che ottenne è che chi compiva tali atrocità

  • percepiva che le proprie istanze non venivano mai ascoltate;
  • non riceveva il diritto a partecipare a un dialogo paritario;
  • si sentiva escluso dalla società dominante e mai integrato in essa.

I giovani andati in Siria per arruolarsi nelle schiere dell’ISIS, oppure che commettono atti terroristici qui in Europa, si sentono evidentemente più attratti da quel tipo di comunità, che integrati nella nostra realtà democratica.

Questo si può capire. Siamo una società incredibilmente passiva, per quanto concerne gli sforzi profusi per incorporare i nuovi arrivati nel nostro tessuto sociale. Non abbiamo dato a questi giovani il nostro benvenuto. Non li abbiamo inclusi nelle nostre strutture sociali in modo rispettoso presentando le nostre aspettative nei loro confronti e sostenendoli nello sforzo di soddisfarle.

Ma esiste un’alternativa a questo circolo vizioso.

Il posto di lavoro ha dimostrato di essere una delle migliori arene in cui esercitare l’integrazione, laddove programmi come Mentor siano messi in pratica.

Una descrizione del modo in cui concretamente si opera nel programma Mentor è disponibile cliccando qui.

Il programma Mentor ha lo scopo di rendere i nostri posti di lavoro, i nostri costumi democratici e i nostri luoghi di incontro più attraenti degli ambienti fondamentalisti che distruggono tutto ciò che abbiamo conquistato nella nostra storia.

Questo è un obbiettivo raggiungibile, ma bisogna attivarsi adesso, nonostante le resistenze di una parte della società ad aprirsi.

Se vogliamo che l’Europa che amiamo, della quale siamo orgogliosi e che ci piace, sopravviva, non abbiamo altra scelta.

Io sono perfino ottimista: ho applicato questo programma ormai in molti posti di lavoro per oltre quindici anni, con risultati soddisfacenti. Adesso vedo che il programma Mentor è pronto per essere applicato su più ampia scala.

Questo è il mio benvenuto a tutti coloro che vorranno partecipare.